‘Turn off the routine’: a Milano Home arriva Blackout, il nuovo modo di vivere la luce
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‘Turn off the routine’: a Milano Home arriva Blackout, il nuovo modo di vivere la luce

Il brand porta la firma di Raimondo Guzzini ed Ernesto Canelli. Con questo progetto Domenico Guzzini, presidente della Fimag – holding di famiglia – apre al mondo del retail: “È l’interlocutore privilegiato, i prodotti non saranno venduti sui marketplace”

Blackout: lampade cordless ricaricabili di design, ideali come complementi d’arredo, adatte per la casa e il mondo dell’ho.re.ca

 

Il nuovo brand porta la firma di Raimondo Guzzini e di Ernesto Canelli. ‘Turn off the routine’ è il payoff delle sei versioni che saranno presentate a Milano Home.

 

Domenico Guzzini, presidente della Fimag – holding di famiglia – apre al mondo del retail: “È l’interlocutore privilegiato, i prodotti non saranno venduti sui marketplace”

 

Blackout è un nuovo modo di interpretare e vivere la luce, un progetto innovativo ed esclusivo che prende corpo insieme alla forma e alle emozioni. Al contempo, il nuovo brand si propone come interlocutore privilegiato del mondo del retail: non sarà posto in vendita sui marketplace né nelle grandi catene ma solo presso i dettaglianti italiani ed esteri”.

 

Dopo aver trascorso più di 35 anni della sua vita nella Fratelli Guzzini, dallo scorso maggio Domenico Guzzini ricopre la carica di presidente della Fimag, la holding di famiglia. Figura carismatica e rappresentativa di uno dei marchi ambasciatore del Made in Italy nel mondo la storia di Guzzini affonda le radici nel 1912.

 

 

Presidente, cosa è e come nasce il brand Blackout?

 

“Al centro dell’idea vi sono delle lampade cordless ricaricabili che si fregiano della collaborazione di noti designer che hanno progettato cinque modelli. A febbraio sarà disponibile una nuova versione. Tutto nasce da un accurato lavoro di ricerca e di studio condotto da mio figlio – Raimondo – e da Ernesto Canelli, imprenditore che vanta radicate conoscenze nel mondo delle nuove tecnologie. Insieme hanno dato vita a Blackout, lampade ideali per essere utilizzate in ambienti domestici ma perfette anche per il mondo dell’ho.re.ca”.

 

‘Blackout – Turn off the routine’ è il payoff del brand. Spegni la routine e accendi un nuovo concetto di luce, un messaggio che sottintende una evidente rottura con tutto ciò che è consueto e ordinario,

 

 

Chi sono i designer che hanno collaborato al progetto Blackout?

 

Marcantonio, Setsu&Shinobu Ito e Spalvieri & Del Ciotto. Il prossimo modello che sarà immesso sul mercato è stato disegnato da Ron Arad”.

 

 

Qual è la ragione che vi ha condotto a intraprendere un nuovo percorso in questo segmento?

 

“Più d’una, direi, in apparenza differenti tra loro ma alla fine convergono verso un unico denominatore. Partiamo dal comparto: è in grande espansione, si registra un vivace fermento ma non è così dinamico come può apparire esaminandolo dall’esterno. L’innovazione è una molla necessaria ma da sola non sufficiente per soddisfare i desiderata di tutte le componenti che ruotano intorno a un prodotto.

 

Blackout nasce con una formula molto chiara che sposa un principio di esclusività: le lampade non saranno oggetto di vendita sui siti di nessuna piattaforma ma solo sul nostro sito ufficiale. Non solo, anche le grandi catene distributive restano escluse dal circuito per privilegiare gli attori della filiera del retail, ovvero i dettaglianti italiani ed esteri. È una sorta di dialogo diretto che vogliamo instaurare con i punti vendita, un approccio diretto e costruttivo che siamo certi incontrerà anche il gradimento dei consumatori. Un segnale chiaro e concreto di sostegno a una categoria che negli ultimi tempi ha lamentato segnali di sofferenza, un’apertura che non lascia indifferenti e che dimostra come sia possibile proporre un nuovo modello di relazione tra produttori e commercianti”.

 

 

Se dovesse elencare una sola caratteristica di queste lampade per farne emergere il profilo distintivo, cosa le viene in mente?

 

“Sono lampade predisposte all’utilizzo sia in ambienti all’aperto, sia in casa. Non solo perché sono cordless, quindi facili da spostare, ma anche per la gradevolezza estetica, per il comodo sistema di ricarica, per la facile regolazione dell’intensità della luce e del volume”.

 

Già, perché l’ultima nata in casa Blackout è una lampada cordless con Bluetooth speaker. Disegnata da Ron Arad si chiama Ambience e sarà disponibile tra un mese.

 

I cinque modelli già presenti sul mercato aggiungono bellezza e convivialità ai nostri luoghi di vita più cari. A partire da Stem e Flaat (design Marcantonio): la prima è una lampada che è la trasfigurazione di un fungo, vettore arboreo, armonioso e raffinato, Flaat presenta invece linee pure e una geometria armoniosa, peculiarità che la rendono protagonista degli spazi abitativi

 

Il mistero, l’astrazione e la perfezione della più antica tradizione giapponese sono i caratteri dominanti in Zeebo (design Setsu&Shinobu Ito), creazione plastica che affascina conducendoci in luoghi lontani.

 

Pin e Pin-Up (Design Spalvieri&Del Ciotto) riflettono il mondo dei millennials caratterizzato da amicizie ed esperienze condivise con il mondo della moda e del pret-à-porter.

 

 

In una logica di competitività sempre più serrata quali sono i requisiti che imprimono valore e forza a un prodotto?

 

“Deve essere realmente distintivo, autentico, capace di tradurre il pensiero in emozioni. Questa è un’eredità lasciatami da tanti anni passati alla Fratelli Guzzini, infatti tutti gli articoli dell’azienda di famiglia si sono sempre posti quest’obiettivo”.

 

Del resto la storia è lì a raccontarlo, è sufficiente ricordare i due Compassi d’Oro Adi e numerosi, altri premi sia italiani che internazionali.

 

 

Estetica, ricerca ed emozione sono tre valori a cui si sente particolarmente legato. Non è che sta pensando a qualche altro progetto?

 

“Siamo sensibili agli stimoli che provengono dai nostri designers. Stiamo puntando sulla vita all’aperto, non v’è dubbio che dopo il Covid siano mutati i comportamenti e di riflesso molte delle nostre abitudini. È più che una suggestione, piuttosto ciò che mi preme dirle è altro…”

 

 

Si faccia una domanda, si dia la risposta

 

“Più che avanzare un quesito quello che intendo fare è rivolgere un invito alla classe imprenditoriale e alle figure apicali in generale: diamo fiducia ai giovani. È un tema che torna spesso al centro del dibattito, se ne fa un gran parlare senza pervenire a misure effettive. Io credo fermamente nelle nuove generazioni e loro hanno bisogno di avvertire la nostra fiducia, una fiducia che deve essere manifestata in modo inequivocabile dando loro credito sui progetti imprenditoriali. Puntare su di loro e favorirne la crescita è il mio desiderio più grande”.

 

Sia ben chiaro, Domenico Guzzini non ha alcuna intenzione di andare a trascorrere le giornate al parco. Il suo è un pensiero che andrebbe ampiamente diffuso e sostenuto con vigore e convinzione. Se l’Italia vuol continuare ad essere protagonista nel mondo c’è realmente bisogno di dar fiducia alle nuove leve e creare una sinergia con loro.

 

Più che un atto simbolico, è un gesto concreto per avviare il ricambio sui binari più appropriati.